Ci Rincontreremo Dopo La Morte

A questo giro di frequentazioni e di idee risalgono le sette incisioni con emblemi della Academia Leonardi Vinci, poi imitate da Dürer, la cui serie completa è posseduta dalla Biblioteca Ambrosiana, unica prova incisoria certamente uscita dalla bottega di Leonardo; e forse il celebre disegno di vecchio barbuto della Biblioteca Reale di Torino, solitamente considerato un tardo autoritratto ma da porre su basi stilistiche vicino al 1490, se non addirittura poco prima tra le primissime prove a gessetto rosso, ma ancora condotto secondo una logica grafica tipica della punta metallica, e probabile effigie ideale del filosofo presocratico Eraclito, secondo la descrizione che poi ne darà il Fregoso nel suo Pianto di Eraclito, Milano 1507 65 J.W. Goethe, Viaggio in Italia, in Opere, a cura di L. Mazzucchetti, II, Firenze 1962, p. 856 trad. A cura di Eugenio Zaniboni. ci rincontreremo dopo la morte ci rincontreremo dopo la morte Nato nel 1452, Leonardo fu introdotto verso il 1464 nella bottega di Andrea del Verrocchio. Grande soprattutto come scultore, Verrocchio aveva iniziato praticando il mestiere di orafo ed era anche un esperto fonditore. Probabilmente, proprio quando Leonardo si stabilì presso di lui, egli si stava affacciando sulla scena pittorica fiorentina, attraversata da una profonda crisi involutiva la Firenze pittorica degli anni Sessanta non regge il confronto, quanto a novità di proposte, con la Mantova di Mantegna, con la Ferrara di Cosmè Tura, con la Venezia del primo Giovanni Bellini, con la Urbino di Piero della Francesca che non poteva essere colmata solo dai fratelli Pollaiolo. Nella sua bottega, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta transitarono come collaboratori, insieme a Francesco Botticini e Biagio dAntonio, i giovani Botticelli e Perugino, mentre in parallelo a Leonardo vi compirono la propria formazione pittori come Lorenzo di Credi e scultori e plasticatori quali Francesco di Simone Ferrucci, Agnolo di Polo, e poco dopo Giovan Francesco Rustici. Nellarco della sua permanenza presso Verrocchio vi è ancora documentato nel 1476, Leonardo poté assistere, e forse in qualche misura partecipare, alle più importanti imprese, non solo e non soprattutto di pittura, del suo maestro: il lavabo marmoreo della Sagrestia Vecchia in San Lorenzo, la tomba di Giovanni e Piero de Medici nella stessa chiesa 1469-1472, il gruppo bronzeo dell Incredulità di san Tommaso per Orsanmichele 1466-1483, il Putto con delfino in bronzo oggi a Palazzo Vecchio, eseguito su incarico di Lorenzo il Magnifico per la villa di Careggi come il rilievo fittile della Resurrezione ora al Museo del Bargello, fino al collocamento della grande palla in rame sulla lanterna di Santa Maria del Fiore 27 maggio 1472. A questultima operazione Leonardo assistette di sicuro, con grande attenzione: lui stesso scrive, ormai verso il 1510, ricordati delle saldature con che si saldò la palla di Santa Maria del Fiore.. Di rame improntato in sasso, come li triangoli dessa palla 16. Entro la bottega verrocchiesca Leonardo poté pertanto ricevere una formazione non solo artistica ma squisitamente tecnologica, che lo spinse ad approfondire per proprio conto il funzionamento delle macchine che aveva sotto gli occhi, tra cui le complesse e spettacolari apparecchiature messe a punto da Filippo Brunelleschi per lerezione della cupola del duomo fiorentino copie e derivazioni dagli ingegni brunelleschiani si trovano in alcuni fogli del Codice Atlantico 17. Tuttavia questi disegni risalgono, per stile di tratto e di scrittura, a un periodo intorno al 1478-1480, quando Leonardo ormai da anni era attivo come pittore e scultore, e paiono le prime concrete manifestazioni dellinsoddisfazione del Vinci per il proprio mestiere e dellambizione, nutrita con alterna fortuna per tutta la vita, di affermarsi quale ingegnere sia civile sia militare. Lo stesso anno Ludovico, morto Gian Galeazzo Sforza in circostanze misteriose durante il passaggio dellesercito francese, ottiene il diploma imperiale che fa di lui il nuovo duca di Milano: questa mutata situazione istituzionale si riflette sulla parete del Cenacolo, sovrastata da lunette che celebrano il Moro duca. A questo momento dovrebbe risalire il progetto di una decorazione allantica, con fregi, ventiquattro storie romane e filosafi di cui si legge il preventivo sul Ms. H dellInstitut de France, destinato con ogni probabilità al castello di Vigevano amatissima città natale del Moro, visitata da Leonardo a inizio 1494 o forse meglio a quello di Milano. Sappiamo infatti che l8 giugno 1496 il Moro scrive allarcivescovo di Milano Guidantonio Arcimboldi, in quel momento a Venezia, per chiedergli inutilmente di contattare Pietro Perugino per sostituire il pittore, non nominato, che stava dipingendo i camerini nostri del castello milanese e che si è reso protagonista di certo scandalo, cioè una scenata, abbandonando il lavoro: tutto, compreso un abbozzo di lettera di Leonardo al Moro in cui lartista si lamenta di non aver ricevuto da tempo il proprio salario la si trova nel Codice Atlantico, f. 867r, lascia credere che il pittore fosse Leonardo. Del resto non si sarebbe cercato il Perugino, cioè il pittore più richiesto del momento in tutta Italia, per sostituire un decoratore secondario, né per lavorare in unopera minore. Dal punto di vista compositivo anche la piccola Madonna di Washington altro non è che la raffinata variazione su un fortunato tema più volte riprodotto dalla bottega del Verrocchio lesemplare più noto è forse quello del monastero di Camaldoli. Un disegno a punta dargento del Kupferstichkabinett di Dresda C 32 raffigura la medesima Madonna e anchesso è stato variamente attribuito a Leonardo, a Lorenzo di Credi o genericamente alla bottega verrocchiesca. A parte la sostanziale indeterminatezza della posa del braccio sinistro della Madonna, le numerose ripassature rivelano un dubbio sulla collocazione del Bambino in piedi, come nella Madonna Dreyfus, o seduto, secondo una soluzione alternativa presente in altre versioni, una delle quali stiamo per incontrare e una più elaborata pettinatura della Vergine. Il disegno si allontana dalla piccola versione dipinta soprattutto per la meno aggraziata definizione del volto, un po più pesante nei tratti, e la meno eterea consistenza fisica. Lautore del disegno di Dresda poi forse ripassato anche da altri artisti, come era logico che capitasse al materiale di bottega ha davanti agli occhi un modello vicinissimo o coincidente con la Madonna Dreyfus, interpolata però con altro di maggior espansione volumetrica, che doveva essere anchesso disponibile nel patrimonio di atelier. Sono tutti elementi che si ritrovano, infatti, in una successiva versione leonardesca dello stesso tema, la cosiddetta Madonna del garofano della Alte Pinakothek di Monaco di Baviera cat 5. Leonardo continua a lavorare sulla stessa idea di base tradotta su scala alquanto più grande, arricchendo la scena di elementi secondari la semplice apertura squadrata si trasforma in una lussuosa coppia di bifore di gusto michelozziano, lacconciatura di Maria, elaboratissima, sfrutta idee del Verrocchio quali ci vengono restituite, a esempio, dal disegno con Studio di testa femminile 1895-9-15-785 del British Museum di Londra, nato forse proprio per la Ninfa dormiente elaborata per la giostra del 1469, ma ancora di più cercando di risolvere i problemi che la tavoletta di Washington aveva, per così dire, lasciato in sospeso. Il paffuto e sgambettante Bambino si muove con altra naturalezza rispetto al suo predecessore idea che piacerà anche a Filippino Lippi e a parecchia pittura fiorentina non solo di fine Quattrocento 19, e il difficile scorcio della mano sinistra della Madonna appare ora molto più convincente, sia nella saldezza del disegno sia nel gioco permeabile e sofisticato di luce e ombra. Lelaboratissimo panneggio, quasi inquietante nel suo pulsare vitalistico, moltiplica gli episodi di complicazioni formali e luministiche già timidamente suggeriti nella Madonna Dreyfus. Il paragone talvolta avanzato con la pratica scultorea della bottega verrocchiesca serve soprattutto a evidenziarne la già accennata maturazione volumetrica: una consapevolezza delle tre dimensioni che si traduce anche in un più insistito scavo delle superfici, e quindi in una più corposa presenza delle ombre nelleconomia del quadro. Inoltre osserviamo qui lo sforzo di ammorbidire la materia, renderla quasi porosa al posarsi degli scuri sapientemente graduati, evitando programmaticamente i profili troppo secchi e delineati. Tale effetto appare oggi accentuato dalle svelature e da un fastidioso arricciamento della pellicola pittorica sugli incarnati, causato forse dalluso come legante di un medium troppo oleoso: indizio importante che Leonardo sta sperimentando, lontano ancora dalla perfetta padronanza, una tecnica sostanzialmente estranea al Verrocchio ma utilizzata dai Pollaiolo e ritenuta nella percezione comune del tempo tipica della pittura fiamminga. I documenti, dai quali appare che Leonardo aveva ricevuto anche lincarico di decorare loriolo del convento, proseguono fino alla fine di settembre, in cui si ha lultima menzione quattrocentesca conosciuta di Leonardo a Firenze. Saisissez les caractères que vous voyez dans cette image : Cè poi da fare unaltra considerazione sulle lunette, che forse ne relativizza un poco la portata per la cronologia: sulla parete occidentale del refettorio ne è stata dipinta unaltra, rimasta priva di iscrizioni. Pertanto è possibile che esse siano state eseguite dapprima senza iscrizioni, da aggiungere via via secondo le esigenze. Difficile o impossibile, quindi, chiedere alle lunette di fornirci il post quem del Cenacolo. Per di più, importanti documenti ci dicono che Ludovico era impegnato ben prima del maggio 1495, come solitamente si afferma, a pubblicizzare la sua nuova dignità ducale su Milano; come riporta Marin Sanudo e come ha ricordato Ballarin, Ludovico si fregia del titolo ducale già dal novembre 1494, e immediatamente si adopera per pubblicizzarlo: già il 14 gennaio 1495, infatti, egli scrive al priore della certosa di Pavia per commettergli, cum omne presteza possibile, di far realizzare una targa marmorea per la chiesa di Santa Maria della Misericordia a Vigevano, con una iscrizione in littere maiuscole antiche in cui si specifichi che Ludovicus Maria Anglus Mediolanensium Dux septimus et optimus dedicavit 69. เธx9Aเธฃเธดเธฉเธฑเธเธฏ เธx82เธญเธญเธ เธฑเธขเธซเธฒเธx81เธเนx88เธฒเธx99เนx84เธเนx89เธx8Aเธณเธฃเธฐเธx84เนx88เธฒเธx9Aเธฃเธดเธx81เธฒเธฃเธเธฑเธx87เธx81เธฅเนx88เธฒเธงเนx81เธฅเนx89เธง เธซเธฒเธx81เธx84เธฅเธดเธx81เนx81เธฅเนx89เธงเนx83เธx8Aเนx89เธx87เธฒเธx99เนx84เธกเนx88เนx84เธเนx89 เธx81เธฃเธธเธเธฒเธx9Bเธดเธเนเธฃเนx89เธฒเนเธเธญเธฃเนx8C เธฃเธญ 1 เธx99เธฒเธเธต เนx81เธฅเนx89เธงเนเธx9Bเธดเธเนx83เธซเธกเนx88 Che comunque nella seconda metà di quellanno il dipinto fosse in opera, o lo si desse in ogni caso per terminato, lo suggerisce, indirettamente, anche un importante documento inedito: il testamento, steso il 6 settembre 1489, di Ercole del Maino, fratellastro del celebre giurista Giasone, evidentemente uno scolaro della Concezione. Ercole ordina di essere seppellito in un monumento cum una lapide supra cum arma mea de Mayno et nomen mey testatoris allaltare della Concezione nella chiesa di San Francesco a Milano, lasciando ai confratelli quattro tappeti pro uxu ipsius altaris tantum. Che Ercole si preoccupi del decoro dellaltare con una simile donazione lascia sospettare che esso ormai non necessitasse di interventi di altro genere; data la complessiva generosità del testamento non è da credere che il lascito sia stato suggerito semplicemente dal fatto che i tappeti oggetti comunque preziosi fossero già in sua proprietà: tanto più che il Maino vieta esplicitamente che essi possano essere venduti 60 non cera quindi necessità di spese urgenti per la confraternita. Leonardo da Vinci: la vera immagine, a cura di V. Arrighi, A. Bellinazzi, E. Villata, catalogo della mostra, Firenze 2005; J. Pederson, Henrico Boscanos Isola Beata. New evidence for the Academia Leonardi Vinci in Renaissance Milan, in Renaissance Studies, 22, 2008, 4, pp 450-475. ci rincontreremo dopo la morte Lorem ipsum dolor sit amet, elit, cras ut imperdiet augue. Lorsque je suis enfin arrivée, le soleil se couchait. Jw2019 jw2019 Cm e ci sta! È carino! Ma se riesci a modificarla in modo da metterci la prima civilizzazione è meglio Molti lavoravano dallalba al tramonto e poi tornavano a casa. Ambientazione: Roma free roaming, missioni lineari in tutto il mondo Roma per la sede Abstergo e per edifici adatti al parkour, le missioni lineari saranno in altre parti nel mondo stile AC3 TEMPALRI: voltiamo le nostre spalle a nostro padre Xche crediamo che le regole siano giuste e che luomo senza diventa troppo violento è pazzo! Avvisiamo ozoberg di quello che gli assassini gli avevano detto di fare e lui ci congratula x avere scelto di fare la cosa giusta! Ci manda a fare la spia da nostro padre facendogli credere di unirci a lui e nel tempo stesso dargli informazioni dei assassini e delle loro mosse! Dopo esserci fatti addestrare del Secondo un documento recentemente pubblicato 42, il 23 dicembre 1484 Leonardo e i fratelli de Predis ricevettero il pagamento di 730 lire imperiali, sostanzialmente il saldo dellopera, che però, giusta lipotesi Glasser-Ballarin, non sarebbe ancora stata nemmeno dipinta, e del resto, in una supplica di inizio anni Novanta, Leonardo e Ambrogio de Predis si lamenteranno di aver ricevuto una somma sufficiente appena a coprire le spese di doratura della grande ancona lignea. I confratelli, o scolari, della Concezione avrebbero sopportato il differimento della consegna delle tavole dipinte in quanto Leonardo era stato ritardato dallintervento di Ludovico il Moro, al quale né lui né la confraternita potevano naturalmente opporre un rifiuto. La collocazione in una sede oltremodo esclusiva spiegherebbe anche la ricezione sorprendentemente debole e di corta gittata sembra esaurirsi alla metà del decennio della pala parigina sul contesto della pittura milanese, che peraltro stava vivendo un momento di grande effervescenza. La ricezione si limita dopo tutto a pochissimi pittori, particolarmente intelligenti: oltre a condizionare gli inizi del giovane Giovanni Antonio Boltraffio, precocemente attratto nellorbita di Leonardo Madonna col Bambino del Museo Poldi Pezzoli di Milano, 1485 circa, si potrebbero forse cogliere echi alquanto esteriori del dipinto vinciano nella testa della Maddalena a destra della piccola Deposizione Museo di Belle Arti di Budapest dipinta, sempre in questo momento, da Ambrogio Bergognone. Rimane, certo, la difficoltà di sapere che strada abbia preso la tavola: dono diplomatico del Moro, forse coincidente con la tavola daltare, dentrovi una Natività che fu mandata dal Duca a limperatore ricordata da Vasari? Bottino di guerra di Luigi XII al momento della conquista di Milano nel 1499 43? Sappiamo solo che ricompare in un inventario delle collezioni del re di Francia steso tra il 1608 e il 1610 L. Bellosi, scheda n. 6, in Due collezionisti alla scoperta dellItalia. Dipinti e sculture del museo Jacquemart-André di Parigi, a cura di A. Di Lorenzo, catalogo della mostra Milano, Cinisello Balsamo 2002, pp 68-71. Linvito gli proviene da Giuliano de Medici, figlio di Lorenzo e fratello di Giovanni, che dallanno precedente è divenuto papa col nome di Leone X. Mi pare ragionevole ed economico pensare che la ripresa, e radicale trasformazione, della Gioconda sia avvenuta in seguito alla richiesta di Giuliano de Medici di eseguire un ritratto di certa donna firentina, probabilmente Isabella Gualandi, nata per la verità a Napoli, ma forse da famiglia originaria di Firenze: si veda la serrata argomentazione di Ballarin 85, viziata soltanto dalla convinzione, comune del resto a gran parte degli studiosi, che il ritratto di Lisa Gherardini e quello mostrato da Leonardo a Luigi dAragona debbano per forza essere due quadri diversi. Penso invece che si possa ormai concordare sul fatto che il dipinto condotto tra il 1503 e il 1506 come effigie della moglie di Francesco del Giocondo sia poi stato riciclato, modificandolo, in modo tale da renderla irriconoscibile, come immagine forse di Isabella Gualandi, eseguita per ordine di Giuliano de Medici: la cortina fumogena lanciata da Leonardo ha funzionato così bene che ne siamo vittime ancora oggi! 86 Sappiamo che Leonardo, nellottobre 1517, ormai ritirato nel castello di Cloux presso Amboise, mostrò al cardinale Luigi dAragona e al suo segretario Antonio de Beatis, che stese un preziosissimo resoconto, tre quadri: il San Giovanni, la SantAnna e, appunto, il ritratto eseguito per il Medici, che in altro punto del resoconto sembra identificato con la Gualanda ma non possiamo escludere che il paragone tra un ritratto dove è pintata ad oglio una certa signura di Lombardia di naturale assai bella.. Ma al mio iuditio non tanto come la Signora Isabella Gualanda sia istituito tra due bellezze muliebri più che tra due dipinti. Lattimo in cui appena nasce il sorriso e in cui lo sguardo si distrae, oltre a costituire una sfida estrema per lo scrutatore dei moti mentali, rappresenta una eccellente occasione di verifica degli studi anatomici, condotti a Firenze, su muscoli facciali. Ma non è questa, forse, la strada giusta per apprezzare correttamente la qualità eminentemente pittorica del dipinto, a pieno espressa nel fiorire di una carne respirante, le cui impercettibili variazioni di luce e di superficie sono restituite mediante la sovrapposizione di vernici variamente dosate di colore. Fantastico, con il personaggio fratellosorella riesci ad avere qualcuno del calibro di Desmond, e sei riuscito a metterci anche tutta la parte riguardante la prima civilizzazzione..lunica cosa che non condivido e il cross over con watch dogs perchè irrealizzabile, e poi sulla macchina un po troppo fantascienza, ma non si sa mai..invece sui punti del gameplay e ambientazione cosa ne pensi? Il 1498 è anche lanno in cui, morto Carlo VIII, sale sul trono di Francia Louis dOrléans, che diventa re Luigi XII. Una pessima notizia per il Moro, dal momento che Luigi, che annovera tra gli antenati Valentina Visconti, non tarda a proclamarsi legittimo duca di Milano. Linevitabile invasione avviene nellestate dellanno successivo; il 2 settembre il Moro lascia Milano per raggiungere Innsbruck e chiedere laiuto dellimperatore Massimiliano dAsburgo. Il tradimento del castellano Bernardino da Corte spiana la strada allingresso a Milano delle truppe francesi, guidate da Luigi di Ligny, Robert Stuart dAubigny e Gian Giacomo Trivulzio, con i quali pare che Leonardo riesca subito a entrare in rapporto. Il 6 ottobre 1499 Luigi XII entra da trionfatore a Milano, anche se la situazione rimane incerta e caotica: nel successivo febbraio il Moro, al comando di un esercito in gran parte formato da mercenari svizzeri, riconquista Milano, per poi perderla definitivamente nella battaglia di Novara 13 aprile 1500. In tali circostanze Leonardo, che con ogni probabilità non si sente sicuro, decide di abbandonare la Lombardia: pare però che i suoi soggiorni e le sue missioni degli anni successivi siano sempre effettuati in un contesto di sostanziale fedeltà al governo francese 9. Le imprese artistiche di questo secondo periodo lombardo sono costituite da Due Nostre Donne di diversa grandezza in assai buon ponto condotte 84 che Leonardo, nella primavera del 1508, pensava di offrire a Luigi XII, una delle quali potrebbe forse aver costituito il prototipo di un tema di Madonna col Bambino molto fortunato in Lombardia nel primo decennio del Cinquecento lesemplare più alto tra le molte derivazioni è la Natività in Santa Maria dei Canali a Tortona, ma noto anche a Bernardino Luini, un progetto presto naufragato di tomba monumentale per Gian Giacomo Trivulzio, maresciallo di Francia ed ex governatore di Milano, e, nella trasferta toscana del 1508, una consulenza a Giovan Francesco Rustici, impegnato proprio allora nella realizzazione del gruppo bronzeo della Predica del Battista per la porta settentrionale del battistero di Firenze; per il resto, lattenzione di Leonardo è occupata da studi di idraulica, geologia, anatomia e da progetti architettonici per Charles dAmboise. Il 24 settembre 1513, come lui stesso annota, Leonardo parte per Roma, insieme ai suoi allievi più stretti: Salai, Gian Francesco Melzi figlio di un nobile milanese e allievo devotissimo e un Fanfoia che più volte si è proposto di identificare con Agostino Busti detto il Bambaia, grande scultore lombardo che unisce una delicatezza di forme di impronta leonardesca a un classicismo di stretta osservanza che ben si giustificherebbe con un prolungato soggiorno nellUrbe. TEMPLARI 2: dopo esserci fatti adestare da nostro padre scopriamo che gli assassini vogliono dire al mondo che i templari sono dei dittatoriali squilibrato Lindicazione incrociata di documenti e copie, tra cui particolarmente autorevole la cosiddetta Tavola Doria brillantemente recuperata dal Nucleo Tutela del Patrimonio Artistico dei Carabinieri, conferma che Leonardo non si limitò ad approntare un cartone ma effettivamente dipinse in Palazzo Vecchio illudersi di ritrovarne le reliquie è però, oggi come oggi, un gioco pericoloso se non scriteriato. Leonardo mise a fuoco assai presto lepisodio centrale la lotta per lo stendardo delle truppe milanesi, conteso tra i due condottieri Gian Paolo Orsini e Niccolò Piccinino, intorno a cui avrebbe ruotato il resto, che forse non raggiunse mai nella sua mente lultima definizione. O che addirittura non fu realmente previsto dal maestro: il solo episodio principale, senza elementi secondari, avrebbe trasformato, o trasformò, una piccola scaramuccia, per quanto epicamente trasfigurata, nellidea stessa della guerra in sé. Leonardo riprende un tema classico presente anche in un cameo romano già nella collezione di Lorenzo il Magnifico, timidamente accennato, come abbiamo detto, da Piero Pollaiolo, e da lui stesso utilizzato oltre ventanni prima, nel secondo piano della Adorazione dei Magi. Ma qui, tradotto in una scala gigantesca che dovette apparire stupefacente ai contemporanei, Leonardo trasforma il groppo antropo-equino 73 in una sorta di moto centrifugo di incontrollata violenza che ci immaginiamo pronto a inghiottire ogni cosa intorno a sé come il centro di un vortice, quasi che la zuffa relegata sullo sfondo della Adorazione, ingrandita a dismisura, avesse scacciato il gruppo sacro da qualunque orizzonte visivo. La guerra, definita da Leonardo pazzia bestialissima 74, fa regredire luomo in preda allira non già alla sua natura animale, ma addirittura allo stato di elemento, distruttivo come uninondazione, una tempesta o un terremoto. In alcuni disegni collegabili a questa impresa disgraziata, interrotta dopo un rovescio tecnico errore di Leonardo o sabotaggio: le fonti presentano entrambe le spiegazioni e mai più ripresa nonostante le insistenze della Repubblica, insieme a poderosi cavalli imbizzarriti si vedono soluzioni per un quadro dedicato a Leda, amata da Giove e madre di Castore e Polluce e di Elena e Clitemnestra, immaginata ora in piedi ora accovacciata, con evidenti richiami alla più sensuale statuaria romana; se ne trova una imprevedibile ecfrasi nell Oreste di Giovanni Rucellai, che si candida seriamente a esserne stato il committente 75. Si tratta di unaltra opera scomparsa, nota da copie e da notevoli disegni, soprattutto per la testa, indagata in studi a penna Windsor, The Royal Library, 12516 e 12518, ma anche per la vegetazione, in cui lombreggiatura, che ha ormai superato la linearità dei fogli milanesi, è ottenuta per tratteggi curvi, che aderiscono al corpo individuato enfatizzandone la rotondità ma pure un effetto di instabile mutevolezza luministica, di vibrazione ininterrotta. Accanto allesplosione violenta della Battaglia di Anghiari che ha un seguito nel disegno di Windsor, 12570, raffigurante Nettuno, studio per un disegno da collezione destinato allamico Antonio Segni, oggi perduto, in cui si legge anche linteresse per la statuaria michelangiolesca, Leonardo riprende, alla luce delle sue nuove acquisizioni, la corda più elegante e cortese della ritrattistica degli anni Novanta: il morbido piegarsi del collo di Leda è chiaramente uno sviluppo delle idee alla base della Scapiliata di Parma e del san Giovanni Evangelista nel Cenacolo; lelegantissimo nudo appare invece il più esplicito omaggio di Leonardo allarte classica: qui in particolare alla Venus Cnidia oggi alla Glyptothek di Monaco di Baviera, ma documentata a Roma, nella collezione di Prospero Santacroce, già alla fine del Quattrocento 76. La fortissima connotazione classica dellimmagine di Leda non nasconde il fatto che attraverso questo tema Leonardo si accosta allo studio anche fisiologico, e non solo psicologico come a Milano, delluniverso femminile, destinato a sfociare, di lì a poco, negli straordinari studi di embriologia di cui a Windsor rimangono impressionanti esempi.